Cosa potrebbe accomunare una remota cittadina giapponese, Germano “il Vate” Mosconi e quel cluster-fuck della pasta napolitan?
Sicuramente i più astuti e fancazzisti di voi ci saranno già arrivati, per conto mio devo ringraziare il Neko per avermelo ricordato in tempo e quindi via alla recensione del ristorante e simbolo per antonomasia di quello che può risultare dallo scontro tra sacro e profano, tra un piatto di tagliolini ai broccoli e un pacchetto di alghe essiccate!

マドンナ マイアーラ. Il maiale in realtà è femmina. Lo si deduce dalle ciglia. Genio rinascimentale!
Trovandomi dalle parti di Fukuoka in cerca di sesso facile e qualche sala pachinko, scorgo un cartello recante la scritta “Discrete Japanese Massage, 5th Floor”.
Curioso come la vicina di casa tua che non si fa mai i kutsee suoi, decido di approfondire la questione e dopo cinque rampe di scale sto per suonare al campanello quando, per una stranissima associazione di idee, mi sovvengono le parole del Neko sul vero motivo per cui sono qui. Non al quinto piano di una discreta palazzina color bianco perlato, bensì a Fukuoka!
Recedo dai miei biechi e carnali propositi contando anche sul fatto che il cartello dei massaggi recita “aperto fino tarda notte” e mi precipito verso la metro per portare a termine la missione.
Dopo essere sceso alla stazione giusta, aver imboccato la strada sbagliata per circa un’ora e mezza ed essermi beccato due scrosciate da diluvio biblico, riesco finalmente a trovare il ristorante e siccome la dose di sfiga non era finita me lo becco pure chiuso!
“Che culo” – penso io, – “va’ che oggi è proprio una giornata di merda, era meglio indagare su quella sala massaggi che dare retta al Neko, ziocaro!”
Ma poi guardando meglio mi accorgo che non è giorno di chiusura, bensì sono in anticipo sull’orario di apertura.
Potevo tranquillamente farmi fare quel kuttsaw di “discrete japanese massage” anziché correre come un pirla, ma che ci posso fare ormai sono qui e quindi mi tocca aspettare.
Orario di apertura 17:30. Mi presento con un democraticissimo ritardo di 30 minuti dovuto al cazzeggio durante l’attesa e qualche foto di troppo alle graziose ragazzine in tenuta alla marinaretta che trotterellano per strada, senza contare quelle con minigonna inguinale da cui spunta il pizzo delle calze auto-reggenti. Roba che da noi scatterebbe lo stupro nel giro di 7 petosecondi!
Entrando il locale si presenta piccolo ma accogliente (qui le allusioni si sprecherebbero quindi vado oltre), una famigliola e una coppia di ragazze hanno già preso posto ai tavoli, io mi siedo in disparte intento ad ammirare il guazzabuglio di stile con cui è arredato il posto.
La cucina dà sulla sala da pranzo così da offrire la possibilità di vedere che diavolo combina il cuoco e scappare velocemente nel caso il locale prenda fuoco.

Il menù…
Gentili come solo loro sanno essere, la cameriera mi presenta il menù, un paio di inchini e poi torna a lustrare le posate.
Rimango impressionato dall’accozzaglia di portate che si sono potute creare dalla fusione del nostro cibo tipico con alghe e soia, ma soprattutto dal fatto che non sapendo leggere il giapponese, le probabilità di ordinare un piatto commestibile sono inversamente proporzionali a quelle di farsi saltare le cervella con la roulette russa.
A parte questo inconveniente, andando avanti nello sfogliare il menù noto che alcune portate vengono minuziosamente descritte (ovviamente sempre in giapponese) non solo a parole ma coadiuvandosi dal supporto di grafici pentagonali che riportano i valori di grassi, proteine, calorie etc…
Roba da fare impallidire la Clerici e quei quattro cialtroni della Prova del Cuoco, oltre che dare uno smacco a tutta la classe ristoratrice di casa nostra.
Apri il menù e trovi anche i consigli per seguire la dieta!
Questa si che è “avant-cucina”.

Ogni pietanza è corredata da una bel grafico pentagonale che vi spiega se diventerete ciccioni o meno. Per ogni evenienza c‘è pure un fungo porcino che parla
Faccio un cenno alla cameriera che prontamente avanza per prendere l’ordinazione.
Con sua sorpresa si accorge che io non parlo giapponese (ma va!) e con mia sorpresa mi accorgo che lei non parla inglese (quasi scontato…).
Dopo alcuni secondi di panico e imbarazzo da parte sua mi fa cenno di aspettare e rapida come un fulmine si fionda in cucina.
Dopo pochi secondi ecco che arriva il cuoco in persona, nonché titolare del ristorante.
Alle chiacchiere di rito si aggiungono le domande che ogni giapponese ti pone appena il muro di imbarazzo viene sbriciolato e cioè: “da dove vieni?”
Nell’apprendere che sono italiano gli si illuminano gli occhi ed un sorriso gli si stampa sulla faccia.
Per tagliare la testa al toro gli chiedo quale sia il suo piatto forte e questi, senza perdere tempo mi suggerisce in un italiano giapponesizzato i tagliolini broccoli e gamberetti.

Tagliolini ai gamberi e broccoli
“Ahh vecchio mio, vuoi andare sul sicuro eh… non ti vuoi sbilanciare con una roba tipo la pasta napolitan perché giassai che scapperei inorridito al solo vederla…” – penso tra me e me.
“Ok, e vada per i tagliolini broccoli e gamberetti.”
Sarà che non mangio cibo italiano da quasi un anno ma devo ammettere che ci sa fare.
Il sughetto è davvero buono, né troppo salato né troppo dolce e per dio, la pasta è al dente!!!
Sono davvero sbigottito della bontà del piatto e dalla maestria culinaria nostrana che il nostro “cuoco nipponico” riesce a padroneggiare e quindi mi faccio coraggio, do una rapida occhiata al menù e decido di provare uno degli ibridi.
Proviamo un bel mix italo-giapponese!

Spaghetti con tonno, pancetta, nori e un misterioso vegetale
Ora non voglio fare il pernicioso ma riuscire a far passare per una pietanza credibile degli spaghetti al tonno e pancetta, una indecifrabile specie vegetale (quella roba verde a pezzetti), alghe secche e affogare il tutto in un liquido acidulo-oleoso… non mi pare possa funzionare alle nostre longitudini!
È un po come cercare di interpretare un Picasso avendo il cervello di Luca Giurato…
Su per il culo!
Con una paresi facciale a forma di sorriso, inorridito dal “cluster-fuck” culinario da me innanzi, mi faccio forza, incrocio lo sguardo bonario del cuoco-proprietario, deglutisco l’ultima goccia di saliva e attacco il piatto.
Esitare sarebbe fatale!
Ho mangiato schifezze ben peggiori tipo lo spiedino di serpente alla brace, davvero una porcheria.
Certo se vi fanno cagare le alghe, il loro retrogusto di alga, e il salmastro del mare o se siete allergici a queste cose e volete farla finita, direi che è una scelta perfetta per la vostra ultima cena.
Se riuscite a resistere a cotanto gusto marino direi che si possono dare due stellette e mezzo su cinque; ma solo perché la pasta non è sempre perfettamente al dente.
Ovviamente in dotazione alle pietanze vi verrà servita una simil-bruschetta e una tazza di un-non-ben-precisato-brodino.
A parte l’esperienza quasi onirica degli spaghetti tonno-alga posso dire che non si mangia poi così male come si potrebbe presumere per un ristorante italiano in Giappone, gestito in tutto e per tutto da un giapponese, e il nostro caro cuoco-proprietario è risultato davvero una personcina squisita ed affabile.

Andrea con il proprietario nonché cuoco del locale. Leggi l’articolo originale per scoprire perché ha scelto un nome tanto curioso per il suo ristorante
Oltre avermi offerto un bicchiere di vino (Chianti di importazione, meno male), si era offerto di offrirmi l’intera cena.
Dopo un iniziale imbarazzo ha deciso di farmi pagare solo mezza cena in quanto non sarebbe stato cortese approfittare di cotanta gentilezza.
Stretta di mano, foto di rito e chissà che non si ricordi di me la prossima volta che ricapito da quelle parti.
Adesso basta cazzeggiare pensando alla cena appena consumata, c’e’ un “Discrete Japanese Massage” che mi attende!
Special Bonus
Se sei stanco o semplicemente scoglionato, fatti portare direttamente a casa una delle pietanze sci-fi del menù.

Il classico tricilo nippo per le consegne a domicilio, impreziosito dal logo più bello che l’uomo abbia mai disegnato
L’autore
Andrea vaga per il mondo alla ricerca di pietanze e fanciulle esotiche e misteriose. Puoi leggere dei suoi viaggi qui e qui.











l’assistente sociale di Pape ha scritto:
Sticazzi. Uno si fa le sue solite seghe solitarie davanti ai videogggiochi e non si accorge che numerozero è tornato alla grande. Chissà da quanto. Twitter serve a qualcosa. Almeno tanto quanto le bestemmie
Pape
grattandosi il kattsaw, Filax ha scritto:
Oh bella! Grazie per la rece con tanto di particolari (grafici su tutto)!
Non dimenticarti di raccontarci del centro massaggi, graditi i particolari anche lì.
il pappa di Pororiman ha scritto:
Mi ha fatto venire un languorino d’alga…
@Pape:
cliccando sulla tua URI, opendns mi suggerisce il sito della Drug Enforcement Administration…
grattandosi il kattsaw, arayashiki ha scritto:
semplicemente un mito
l’underdog per eccellenza Neko ha scritto:
@Pororiman: credo che il Pape ne sarebbe lusingato. XD
l’anulu de mama Magilla ha scritto:
Quoto per il premio, bellissima rece.
Credo di potermi fregiare del titolo di segnalatore del ristorante, almeno su ICC.
“ristorante della madonna (cit) “
ma su icc ci sei ancora? cone che nick?
pur non capendo un kattsaw, lnvernomuto ha scritto:
Articolo epico.
Ora, per completare l’esperienza, rilancio il messaggio già proposto dal buon Filax.
Recensione del centro massaggi + foto (compresa quella dello yakuza incazzato che ti inseguirà appena ti sgamano la macchina fotografica).
Punti Bonus e medaglia al valor civile per il coraggio dimostrato assaggiando la chimera pasta+alghe+creature marine.
quel fullandrone di Tonari ha scritto:
Grande, volevo andarci io.
Adesso non mi rimane che rispolverare quel progetto di andare a Wakayama a intervistare la gatta capostazione.
sfidando il ridicolo Sciuscia ha scritto:
Mi hai fatto venire fame. Di alghe e tonno. Senza alghe.
installando un emulatore C64 su Linux, Neko ha scritto:
@Magilla: è vero, grande!
No, non bazzico più cmq. Non c’ho tempo (cit.).
il pappa di zeltran ha scritto:
Andrò a Fukuoka la prossima estate. Ditemi l’indirizzo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Seriamente!
quel cetaceo di Peyote ha scritto:
Non fosse per il master in astrofisica necessario per la lettura del menù, mi pare la più scrausa tavola calda della peggior statale de nojartri.
quel fullandrone di Neko ha scritto:
In Giappoz però non è detto che un locale dove si mangia bene è anche fichetto e/o curato e arredato bene. Anzi, spesso i posti più lerci, lerci come i cessi della stazione di Calcutta, che se fossero in Italia non ci entreresti mai sono anche quelli dove si pranza meglio (rispetto al costo, almeno).
I tagliolini sembrano buoni. L’unica cosa che noto nella foto è la solita cottura nippa delle verdure, ossia crude come se avessero appena sfiorato l’acqua bollente.
mentre sniffava colla, Filax ha scritto:
Quindi la teoria minima spesa massima resa rende anche al centro massaggi?
lo specioso kebabista Neko ha scritto:
Mah, visto che anche un babbione come me riesce a bombare in Giappone (ergo chiunque), la possibilità del centro mi pare superflua. Molto meglio spendere il proprio denaro in paccottiglia di Kirei Zukin IMHO.
quel fullandrone di Neko ha scritto:
PS: ora che l’ho vista voglio la tazza. Chi me la compra? CHI???
l’attaccante della Sampdoria Filax ha scritto:
Ma quello è un topo-tanuki-ragno, a te piaciono i gatti, cazzo.
la cugina di Neko ha scritto:
A me piacciono tutti i mammiferi. I marsupiali ancora di più perché hanno una fessura aggiuntiva (hint, hint).
l’anulu de mama Olpus Bonzo ha scritto:
Broccoli e gamberetti, mah… I gusti son gusti. Però è strano che il piatto forte non sia invece la pasta allo sburro.
grattandosi il kattsaw, Andrea ha scritto:
anche se con un mostruoso ritardo mi compiaccio che vi sia piaciuta la recensione… per il centro massaggi meglio glissare.
La prossima volta vado a farmelo fare a Kabukicho dove le nippe di sicuro non sono stagionate come dei calamari essiccati… anche se la rischio davvero la pelle e le palle se qualcosa va storto.