Merendine
La macchina del pane Kenwood BM350
E niente ero già al terzo o quarto bicchiere quando nel bar entrano un paio di pischelli colle chiappe di fuori, capelli sparati, spalle curve, camicie a fiori e camminata da palo nel sedere.
Gli onigiri
Da piccino, guardando quintali di anime in Tv, mi chiedevo sempre, sbavando, cosa fossero quelle robe triangolari bianche con una striscia nera in fondo, hai presente? No, non le tue mutande sporche, sto parlando di quella specie di merendine che i nippi si schiumano, negli anime come nella vita reale perlopiù con gran foga, esibendosi in espressioni di intenso piacere con gli occhi sempre disegnati così “n” e la bocca così “O”.
Pasta napolitan
Due turiste giapponesi, due ragazze nel cuore di Roma. Figure sottili e aggraziate, i modi educati e tranquilli, senza fretta, di chi sta vivendo un piccolo sogno preparato con cura. Una piazzetta graziosa dove il sole di maggio gioca a rincorrere l’ombra di vecchi edifici. Rumori di piccoli passi, l’antica fontana dove l’acqua intona da sempre la stessa melodia. Un ristorante all’aperto, tavolini e sedie di paglia, tovaglie scosse dall’aria di primavera, stoviglie linde e la quiete dell’ora di pranzo.
Rigatoni alla Burina
Credo che per cominciare a preparare questo piatto si debba entrare nel preciso concetto di abbondanza, infatti trattasi di opera gastronomica composta da ingredienti poveri ma sostanziosi, volta però proprio all’eccesso, alla quantità, all’irriverenza. Piatto tipico di una certa Roma, campagnola, provinciale, in poche parole burina, è veramente un tripudio del sapore forte, nonché una botta al fegato non indifferente.
Il tiramisù del Neko
La crostata di ricotta del Neko
La Mortazza
La focaccia con la mortazza è la tipica merenda “de Roma”, una tradizione gastronomica nata probabilmente ai tempi dell’Impero quando i senatori romani, dopo una lunga giornata spesa tra assassinii, congiure, terme e sodomia, usavano ristorarsi nutrendosi di pane non lievitato imbottito di vesciche di maiale.













