Sono a Tokyo da meno di un’ora e ho già commesso un crimine. “Italians do it better.” Sì: rubare autoradio, dar fastidio alle ragazze e bucare le file.
Sto scroccando la connessione Wi-Fi di qualche vicino. Ce ne sono una mezza dozzina libere, senza password. Ho connesso sia il MacBook sia l’iBook della suocera. Il problema Internet è momentaneamente risolto (finché non ci sgamano). Addio dial-up Highway.
Ti rendi conto di essere fuori dall’Italia quando nessuno urla, nessuno guida motorette con petomarmitte, nessuno fa il maranza con l’auto, la gente rispetta i semafori e i negozianti salutano all’ingresso, all’uscita e pure ringraziano. Incredibile.
Fra tutte le cose che spero, la più immediata è che nessuno si azzardi a chiedermi da che parte di mondo provengo. Mi spiacerebbe ammettere di essere italiano, un po’ come mi spiacerebbe ammettere di avere le mutande sporche o il pipi piccolo. Stando qui, nell’ordine e nell’educazione, l’eredità di millenni di servi ruba galline, di gente disposta a fare a botte per un telefonino sotto-costo si fa pesante. A chi me lo chiederà dirò di essere belga. O albanese. Thirrni policinë!
A proposito del Giappone: ti accorgi subito di trovarti lontano da casa quando non vedi cacche di cane per strada. Qui di cani ce ne sono pochi, così come di gatti. Il problema di vivere in una metropoli tanto affollata è che di spazio ce n‘è poco già per le persone. Figuriamoci per gli animali. Tenere un cane o un gatto in appartamento, anche laddove è permesso, non è per tutti. Soprattutto quando un appartamento considerato “bello grande” misura 40 metri quadrati. I pochi cani che si vedono in giro sono di piccola taglia: chihuahua, volpini di vario tipo, mame-shiba e, soprattutto, bassotti pelosi. La moda del momento, il bassotto peloso color nocciola. Mai più senza.
Chi il cane se lo può permettere abbonda. Si vede gente che porta a spasso, letteralmente, bande di bassotti in passeggino. Evidentemente è molto più pratico caricarli in carrozzella che farli pascolare. Altrimenti tenterebbero di annusare ogni angolo e intaserebbero il traffico pedonale. Sarebbe un intrico di guinzagli da sbrogliare, nasi che fiutano ogni dove e, in generale, casino cinofilo senza fine.

Ad Asakusa c‘è una coppia con ben tre bassotti in passeggino. Il massimo dei massimi. A Harajuku una vecchina porta a spasso due bulldog francesi in carrozzina. E poi c‘è un tizio con una scimmia giapponese in spalla. Non sembra un artista da strada, sembra un fighetto della new economy che torna a casa dopo l’ufficio. Solo che si porta dietro questa bella scimmia, tranquilla, con una coda lunga lunga. Ai passanti non fa alcun effetto. Ad Asakusa invece sono proprio artisti di strada, con il loro bel macaco aggrappato al braccio. È grazioso e timido, mentre tiene in mano un piccolo peluche che gli fa compagnia.

Chi invece non può permettersi un animale da compagnia ripiega sulle molteplici offerte di Tokyo, ossia sognarli o noleggiarli. Un po’ come nel mondo occidentale si fa per le donne, dove bionde bellezze 90-60-90 sono difficili da conoscere, figurarsi frequentare, non resta altro che l’abbonamento mensile a Playboy. Qui è lo stesso per cani e gatti, nel senso che ogni libreria è piena zeppa, uno scaffale intero come minimo, di riviste che trattano lo scottante tema di “foto di gatti in pose esotiche”, oppure “gatti che vivono in bar e ristoranti”. Tra l’altro non sono mica riviste da due soldi. Curatissime, patinate, realizzate con tutti i crismi e su carta di qualità. Ci sono anche gli indirizzi dei locali. Per cui, chi volesse, potrebbe scriversi giù l’indirizzo e andare a prendere un te in quel tal bar in cui gironzola quella carinissima mike-neko della rivista.

Poi ci sono bar nei quali è possibile noleggiare cani e gatti e portarli a spasso nel giardinetto attiguo. Un po’ come la prostituzione. O il sesso sado-maso a pagamento, visto che sono previsti collari e guinzagli.
Ciò che invece abbonda, al contrario di amici a quattro zampe, sono nemici volanti. Non mi spiego perché in Italia sono sopravvissuti solo piccioni e passerotti, la caccia non esiste in Giappone? Non ne ho idea. A quanto pare no, vista l’abbondanza di corvi (karasu) che solcano i cieli di Tokyo. C‘è da stare attenti che questi non guardano in faccia a nessuno. Arrivano a volare radenti al suolo o a farti il pelo alla zucca. Chi pensava che i corvi degli anime fossero solo un espediente comico, è costretto a ricredersi. Ci sono davvero e non la smettono col loro “cra-cra”. Fondamentalmente però è bello vedere ‘sti bestioni girare come se fossero i re del quartiere. O atterrare su un lampione e guardare tutti dall’alto in basso. Per poi sganciare una bomba di guano bianco con precisione chirurgica.
I corvi hanno lasciato le campagne per spostarsi in città, dove proliferano cibandosi perlopiù di rifiuti e merendine rubate a ignari passanti. Se la sfangano alla grande. Così come ogni sorta d’insetto. Appena in casa, dopo avermi salutato, la suocera mi mostra uno scacciamosche delle dimensioni di un badile, e mi consiglia di usarlo nel caso m’imbattessi in uno dei proverbiali scarafaggi giganti del Giappone. Non ne ho mai visto uno, fortunatamente, ma forse quel prurito alle chiappe, di notte nel futon, non era proprio un prurito? Forse zampette? Meglio non pensarci.
Altri insetti da cui guardarsi sono le stramaledette falene giganti. E quando dico giganti intendo hai presente i merli nostrani? Ecco. Siccome io sono terrorizzato da questo genere di bestiacce, ho passato dei brutti quarti d’ora nei giardini pubblici o nei pressi dei templi. Uno sarebbe portato a pensare che i corvi, siccome sono tanto diffusi, dovrebbero far piazza pulita di questo genere di insetti. E invece niente. I corvi manco se li filano. Sono tutti grassi e troppo presi a gracchiare da mane a sera per cacciare. Quindi le falene avvoltoio proliferano. Così come i ragni giganti. Lunghi quanto una sigaretta, se ne stanno tranquilli su ragnatele elaborate e appiccicosissime, praticamente indisturbati. Nel parco di Mitaka, nei pressi del Museo Ghibli, ne avrò incontrati una ventina. Ricapitolando: di gatti ce ne sono pochi, i corvi abbondando, così come falene assassine e ragni mutanti. La catena alimentare è leggermente sfasata, da queste parti. Sarà che la società del consumo è andata troppo oltre? Nel dubbio, ogni volta che entro in un parco me la faccio sotto pensando a ragni e altri bacarozzi all’apparenza letali.

Nel parco di Mitaka però c‘è spazio anche per la bellezza. Il laghetto ospita una colonia di koi giganti. Non hanno alcuna paura dell’uomo. Anzi, basta avvicinarsi alla sponda che arrivano di gran carriera colle bocche aperte, in cerca di cibo. Alcune raggiungono il metro di lunghezza. Sono belle e vagamente inquietanti. Nere, rosse, bianche, gialle, a chiazze. Sono grato alla natura che le ha fatte prive di istinti omicidi e denti affilati. Sono davvero tante, e si vedono praticamente ovunque si trovi una pozza d’acqua.

Come al tempio di Kannon a Kamakura. Anche qui proliferano corvi e falene, ma la vera meraviglia sono i falchi, tobi. Giganti del cielo. Un cartello avverte di prestare attenzione alla propria merenda, ché questi sono abituati a scendere in picchiata su onigiri e bento dei turisti. Sono belli, eleganti, e anche loro se ne sbattono altamente delle falene o dei corvi. Molto meglio una gustosa polpetta di riso. O un avambraccio.


Ad Akihabara, invece, c‘è sempre voglia di esagerare. Col cattivo gusto, in particolare. Non capisco più il presunto fascino di questa specie di città zeppa di occidentali, sfigati, nerd e ragazze in costume da maid. Sarà che cerco di prendere le distanze da ognuna di queste categorie, mentre il cosplay non ha più alcun mordente su di me.
Gironzolando per negozi m’imbatto in un DVD talmente assurdo da non poter non prenderne nota. Contiene circa 30 video di combattimenti tra insetti mostruosi: vespa contro scorpione, mantide contro millepiedi, etc… È davvero di un’imbecillità senza fine, ma a quanto pare fa molta presa sui passanti, me compreso. Il negozio è Lammtarra, lo stesso di cui scrissi qualche news or sono e che offre anche un fornitissimo reparto di pornachos. Il connubio pornachos e insetti che si fanno a pezzi mi dà la nausea e passo oltre.

Mi fermo poco dopo davanti alla vetrina più triste che abbia mai visto. Piccola e sporca, mostra un angusto stanzino in cui si trovano tre pinguini. Vivi e vegeti. Ai poveretti hanno montato un qualche fermaglio alle ali e si muovono a fatica. Sembrano tristi e sperduti. Il negozio è chiuso e non capisco bene se gli animali siano in vendita o una semplice attrazione.

Piove, fa freddo e per strada non si può fumare. Il tutto rende l’atmosfera ancora più lugubre, con le luci al neon e i venditori che urlano a sguarciagola. Non c‘è alcuna gioia. Akihabara sembra una vecchia puttana malata tirata a lustro per l’ultimo appuntamento. È il posto più triste del mondo. M’incammino verso la stazione facendo lo slalom fra maid, americani obesi con gli zaini gonfi e stramaledetti otaku frignanti. Di cani manco l’ombra. Peccato.











Faina
ha scritto:
Bellissimo, davvero bellissimo. Mi hai fatto venire una voglia di andare in Giappone che non ti dico.
Certo che è proprio pieno di roba strana. Non riuscirei mai ad abituarmici.
Sestultima riga: “per strada non si può fumare”. Perchè???
prefe
ha scritto:
che stranezze!
Però con quella cosa dei ragni mi hai fregato. Ora io e la mia fobia non possiamo più visitare nemmeno il giappone. Africa e sud america non se ne parla neanche. I paesi esotici sono sempre pieni di ragni.
…
mi rimane il bar sotto casa.
samir
ha scritto:
ciao, io e i miei amici senegalesi abbiamo rilevato il bar sotto casa tua.
indovina di cosa organizziamo combattimenti clandestini improvvisati?
(solidarietà.)
Luca
ha scritto:
A tokyo si fuma solo in alcune aree ben precise con cestini annessi…questo fa sì che in una città con un tasso di fumatori altissimo come può essere tokyo non ci sia neanche un mozzicone per terra…d’altro canto però si può fumare in tanti ristoranti…misteri nipponici…
Comunque neko complimenti…bell’articolo…hai reso bene l’idea dei corvi…quelli a Ueno sono dei vitelli con le ali…
luh
ha scritto:
vitelli con le ali ? XD
veramente: per chi va in giappone e ha paura dei ragni, sconsiglio molto le località sulla costa..
avete presente quei bellissimi giardinetti curati con l’altelena e le altre trappole mortali per i poveri infanti? beh solitamente i cespugli vicini hanno perso il loro naturale colore verde-foglia per un più appetitoso bianco ragnatela.. (ah quanto mi mancano)
in compenso non vedo l’ora di vedere un bel “tobi” che adocchia il mio amato onigiri preso a 150 yen… e perchè no?! provare l’emozione di farmi potare un braccio.
Andrea
ha scritto:
Ma guarda un po dove sei andato a finire.
Vengo in Cina per sfuggire dalla morsa Italiana e mi ritrovo il Neko come pseudo-vicino.
Per quanto tempo intendi rimanere in Jappolandia, che al limite anticipo e ti vengo a scroccare da dormire dalla suocera.
Qui in Cina per il fumo è tutto il contrario, questi fumano dove cazzo gli pare senza alcun controllo, però ci sono un sacco di gatti e cani, sopratutto nelle bancarelle!
Filax
ha scritto:
Uno degli articoli più belli i NumeroZero o forse di tutto il web…
Grazie Neko.
Filax
ha scritto:
Scusa Neko, mi sono rincoglionito io tutto dibbotta oppure non c‘è alcun link alla sezione dov‘è archiviato questo articolo? -> ‘Giapponeserie’
Neko
ha scritto:
Eh, hai ragione, devo fare la grafichetta. Però c‘è il link alla sezione in alto, subito sotto il titolo dell’articolo.