Muteki Kojin Daiturn 3
(Daiturn 3, l’invincibile uomo d’acciaio)
Nippon Sunrise, 1978-1979
40 episodi
I perfidi Meganoidi, guidati da Don Zauker, vogliono conquistare la Terra e trasformare gli uomini in esseri bionici, proprio come loro.
Ma non tutti sono d’accordo, a cominciare dall’affascinante Haran Banjo, una specie di 007 al servizio dell’umanità e figlio dello scienziato inventore dei cattivi.
La sua fuoriserie, la Match Patrol, si trasforma in aeromobile e Banjo schizza al comando del robot Daitarn 3, l’unico in grado di mazzulare a dovere le teste dure meganoidi. “Attacco solare! Energia” e il mostro di turno è cotto come un pollo allo spiedo.
A dar man forte al nostro eroe ci sono due belle ragazze, la scaltra Reika e la frivola Beauty, più Garrison, un elegante signore di mezza età e il piccolo Toppy, che Reika salva da una brutta fine nella seconda puntata della serie.
Un mito, una leggenda!
Daitrn 3 si scosta dal classico filone dei grandi robot per un sacco di motivi.
Tanto per cominciare Banjo non è un eroe tutto d’un pezzo come Actarus, ma ha le sue debolezze: è un donnaiolo un po’ infantile e parecchio svagato, anche se riesce a dare il meglio di sé nei momenti peggiori.
Poi i personaggi femminili sono ben delineati: Beauty e Reika possono combattere ad armi pari contro i Meganoidi e spesso cavano Banjo da situazioni spinose. Fra le due c’è una certa rivalità: per entrare nelle grazie di Haran non perdono l’occasione di beccarsi a vicenda.
Belli il disegno e le animazioni, solide le sceneggiature, sempre pervase da una gran dose di umorismo.
Curiosità
L’arma più potente del Daitarn 3 non è l’Attacco solare ma la Scissione di attacco solare che Banjo usa una sola volta, nella penultima puntata.
Peraltro l’Energia solare giunge da un satellite in orbita attorno alla Terra.
L’espressione del Daitarn 3 cambia a seconda della circostanza: se, per esempio, si becca una legnata in testa, il suo volto assume un’espressione dolorante.
Lo sponsor della serie si lamentò della complicata manovra che consente a Banjo di prendere i comandi del robot.
Le misure di Beauty sono 95-60-90 (lo dice nella sesta puntata).
I Meganoidi sono alimentati da una batteria inserita nel fianco destro.
In una puntata il Megaborg di turno si sdraia con fare annoiato, aspettando che il Daitarn completi la sua trasformazione.
Nella puntata 33 è Garrison al comando del Daitarn. Al contrario di Banjo, Garrison non ha alcuna difficoltà a battere il nemico: un paio di mazzate e via.
Nella seconda puntata di Trider G7, il ragazzino spocchioso e snob nemico di Watta, Keniki, arriva a scuola a bordo della sua Rolls Royce, all’interno della quale una piccola tivvù trasmette Daitarn 3!
D’antologia il finale. Koros decide di lanciare Marte contro la Terra per distruggerla definitivamente. Al che, i nostri partono alla volta del pianeta rosso. Banjo dribbla le guardie Meganoidi e si precipita nel palazzo di Don Zauker dove affronta Koros. La Meganoide ha la peggio ma, proprio in quel momento, sopraggiunge Don Zauker che assale Banjo. Il giovane lotta e vince. Sconfitti i nemici, fa ritorno a casa assieme ai suoi.
È il momento del commiato finale: Beauty allunga le chilometriche gambe dentro a una altrettanto chilometrica auto bianca e torna dal padre. Toppy, sacca in spalla, se ne va. Reika saluta malinconica e salta nel buio della notte che l’avvolge. L’ultimo a lasciare è Garrison. S’incammina per il vialetto sferzato dalla pioggia e giunge alla fermata dell’autobus. Parte una musica truzzissima giapponese (ROTFL, in realtà la sigla originale). Volge un ultimo sguardo in direzione villa e scorge una finestra debolmente illuminata. È suo l’addio più commovente: battendo il piede a terra, grida la cielo “Un, due, tre, Daitarn 3!”.
La camera si sposta di nuovo verso la villa. Tutte le luci sono spente.











l’assistente sociale di biondo ha scritto:
ancora i miei complimenti per il sito e che un secchio di zecche in compagnia di un favo di vespe assatanate impesti lo sfintere già sfondato da omosessuati di tutti coloro che nn sono in grado di capire sta opera e che osano rompere i coglioni…