Da regazzino scavezzacollo rimasi affascinato dal betel, una dddroga diffusa in oriente di cui appresi leggendo un volume a mio avviso indispensabile per ogni adolescente cinghios: Le droghe di Enrico Malizia.
La descrizione che Malizia scrisse del betel è la seguente:
gli effetti sono una moderata euforia, eccitamento e nello stesso tempo sedazione. Chi la assume per la prima volta può avvertire sintomi più gravi, quali angoscia, vertigine, nausea, sudorazione fredda e obnubilazione della coscienza.
Ma soprattutto:
La masticazione produce intensa salivazione, odore forte detto appunto di betel, lesioni dentarie, orali e faringee; sulle gengive si può formare una crosta di tartaro che nei soggetti più sporchi e noncuranti raggiunge un tale spessore da sporgere a bocca chiusa tra le labbra.
Da allora ho sempre immaginato il classico bramino macilento vestito di un solo straccio bianco a mo’ di mutanda, seduto sul ciglio di qualche strada fangosa intento a masticare betel da mane a sera, con una zeppa di tartaro che gli spunta dai labbroni. Una delle immagini più poetiche mai descritte, a mio avviso, che non mancavo mai di illustrare a tutte le mie fiamme durante il primo appuntamento. Facendo regolarmente la figura del pazzoide. Tutta colpa delle cattive letture.

Perciò è con stupore stuporoso che apprendo di questo volume del nippo Masato Seto circa la cultura del betel a Taiwan. Masato, a zonzo per l’isola, notò una serie di chioschetti fashion lungo l’autostrada. Al loro interno sempre una bella ragazza poco vestita, un banco, qualche sedia, luci al neon. Incuriosito dall’aspetto bizzarro dei chioschi decise d’indagare, scoprendo che questi piccoli esercizi altro non sono che rivendite di betel.

Sono i semi della palma di Areca, grandi quanto un uovo di quaglia. I semi vengono divisi a metà, conditi con
limettacalce viva e pepe e avvolti in foglie di betel. Si masticano come chewing-gum. Secernono un succo rosso che, se succhiato, ti fa sballare. Il prezzo varia a seconda dela stagione, ma una scatola simile a quella delle sigarette, contenente dieci pezzi, viene venduta per circa due dollari.
La graziosa cinesina scosciata e i neon trendy cozzano abbestia con la mia immagine dell’indiano devastato dal betel, ma tant‘è. Le fotografie sono davvero curiose e belle, e mostrano un piccolo mondo del tutto particolare e sconosciuto. Secondo Masato, le ragazze sono completamente a loro agio, anzi si dicono contente di questo lavoro che rende loro una buona paga, e il commercio del betel è del tutto tollerato.

Quando un’auto si ferma, la ragazza esce e chiede “cosa prendi?”. I guidatori rispondono “dammi dell’acqua” o “dammi delle noci di betel” e le consegnano del denaro. La ragazza risponde “arriva” e prepara l’ordine. Davanti ai chioschi con le ragazze più popolari c‘è la coda, anche se nel chiosco accanto non c‘è nessuno.

Ma perché le ragazze?
Penso sia solo un modo per promuovere l’attività. Questi esercizi erano perlopiù chioschi di sigarette ma iniziarono a cambiare circa 20 anni fa. Da giapponese, vedendo che questi negozi non si trovano in quartieri a luci rosse come il Kabukicho a Shinjuku, pensai che non fossero tollerati nella zona, ma invece non è così.

Per chi volesse approfondire, è disponibile il volume con le fotografie di Masato Seto intitolato Binran.
Se invece sei un tipo avventuroso come Andrea, magari ci scappa un salto al chioschetto, eh?












installando un emulatore C64 su Linux, Ahriman ha scritto:
Lime in inglese è la calce viva, non solo il frutto assspro.
attratto dalla pheega, Faina ha scritto:
dapprima mi hai schifato con la storia del tartaro, ma la vista delle nippe mi ha galvanizzato.
pur non capendo un kattsaw, Neko ha scritto:
@Ahriman: hai ragione. In effetti anche Malizia scrive che viene trattata con la calce viva. Correggo subito, grazie. :)
quel gran bell’uomo di Pororiman ha scritto:
Adesso capisco perche’il Calippo al lime mi devastava l’intestino!
l’attaccante della Sampdoria Andrea ha scritto:
awhawhawhawhwah!
Puoi scommetterci che ci faccio un salto quando sarò in zona!
Comunque anche in Vietnam hanno sei semi che masticano e rendono la saliva di colore rosso o marrone scuro, distruggendo sistematicamente le gengive e rendendo i denti di un bel colore nero carbone.
Purtroppo non riesco a trovare la fonte di questa info e quindi non ne sono più così sicuro, però ho incrociato una vecchia nel centro Vietnam con queste caratteristiche ed ovviamente dal sorriso smagliante.
ah…. a proposito, quanto ti devo per la marchetta?
awhawhawhawhawh
l’attaccante della Sampdoria prefe ha scritto:
nippe scosciate in vetrina che vendono droga?
Legale?
…
bel paese…
quel fullandrone di Koji ha scritto:
Sono 8 giorni (esattamente dalla pubblicazione di questo articolo) che mi alimento esclusivamente di Betel al fine di fornire ai lettori di Numerozero una testimonianza in prima persona (sì, ti voglio così tanto bene, Neko).
Premesso che ho eliminato il condimento di calce viva (che avevo consumato in altre occasioni e che mi dà problemi di acidità) devo sfatare il mito delle lesioni dentarie e gengivali: mi faccio visitare da mio cugino (che fa l’odontoiatra in un ambulatorio clandestino vicino Cerveteri) ogni sei ore, e lui mi ha assicurato che finora non ci sono
danni visibili alla mucosa e all’epitelio, né aumento del tartaro. L’alito, tuttavia, è quello che è… posso però affermare senza timore di smentite che un paio di scatolette di Tic Tac al giorno risolvono il problema.
Riguardo l’obnubilazione della coscienza, posso invece confermare a pieno le parole del Malizia: stamattina, mentre trippavo sul divano, ho visto un’intera puntata de La Prova del Cuoco senza avere attacchi di rabbia violenta e senza che la mia mente si abbandonasse all’elaborazione di ideazioni suicide.
Ok, mi rendo conto che 8 giorni sono pochi, ma ho pensato che la mia testimonianza potesse comunque corredare l’articolo in modo interessante.
sfidando il ridicolo Purple_Curto ha scritto:
mmmmmmm…da provare…u-ù
l’assistente sociale di sEkkO gioNz® ha scritto:
ma perchè in Italia non esiste niente di tutto ciò!!!?
grattandosi il kattsaw, Koral ha scritto:
cosa nn si farebbe per vendere :v
Qualcuno ha preso l’indirizzo?
l’anulu de mama Trulsone ha scritto:
non mi alletta molto l’idea del marciume in bocca corredato da un paradenti da pugile di vero tartaro…
grattandosi il kattsaw, Andrea ha scritto:
Oh!
Ciao a tutti ma sopratutto a nessuno in particolare, volevo informarvi (ma anche no), che ho trovato il betel anche in Thailandia e siccome per mere questioni burocratiche (tipo il visto che scade), al momento sono stato costretto a chiedere asilo a Sandokan e a i suoi tigrotti della Malesia.
Ma presto, molto presto farò ritorno a Bangkok (per 3 giorni di guerriglia con gavettoni e secchiate d’acqua) ed allora andrò alla ricerca del fantomatico quanto mitico pastone e lo proverò documentando il tutto con foto ovviamente.
Nota a margine; sul bus da Phnom Penh (Cambogia) a Battambang (sempre in Cambogia), ero seduto accanto ad una vecchietta che ad un certo punto tira fuori dalla borsetta una foglia, ci spalma sopra una crema rosa e poi, arrotolato il tutto la trita lievemente con un trinciapollo in miniatura (molto simile alla pinzetta per tagliarsi le unghie) e si infila in bocca il bolo.
Dopo un po quella mi guarda e mi sfodera un sorriso alla Palpatine che non mi lascia dubbi.
La vecchiaccia è una betel dipendente!